venerdì 7 dicembre 2012

Black City - C'era una volta la fine del mondo, di Victor Gischler

Salve a tutti, è il Moro che vi parla!

Black City - C'era una volta la fine del mondo è un romanzo di ambientazione post-apocalittica ad opera di Victor Gischler, che qualcuno si ricorderà per l'ottimo fumetto Deadpool - In viaggio con la testa.

Già lì avevamo capito che era un po' "fuori", e con questo romanzo ne abbiamo la conferma.

Proprio mentre il mondo stava andando a put****, Mortimer Tate, dopo una burrascosa separazione dalla moglie, decide di ritirarsi in montagna a fare una vita da eremita. La radio e internet l'hanno informato della fine del mondo, avvenuta per una serie di catastrofi "minori": maremoti, guerre, inquinamento, epidemie, stupidità umana. Non un grande botto, quindi, ma una serie di piccole mazzate che, messe insieme, hanno determinato la fine della civiltà. Nove anni dopo il suo volontario esilio, con internet e la radio mute ormai da tempo, Mortimer decide di tornare al mondo, per vedere cosa sia successo.
Troverà violenza e desolazione, tecnologie primitive, uomini in perenne lotta tra loro e, a quanto pare, contro di lui. Insieme al protagonista scopriremo che ne è stato della civiltà, e ci faremo una tessera premium per i locali di Joey Armageddon, gli strip club della fine del mondo!



Beh, questo libro è davvero divertente.
Dai che magari arriva pure il 2!
Lo stile della trama è abbastanza particolare: prende temi e clichè vecchi e abusati, li tratta con ironia, li combina e li trasfigura per ottenere un risultato che a momenti sembra originalissimo e a momento strautilizzato.
Il protagonista, attraverso i cui occhi vivremo l'intera vicenda, è tutt'altro che un eroe. Le prende un po' da chiunque, non disdegna di nascondersi e scappare quando è ora, si macchia di azioni vili senza troppi rimorsi. Simpaticissimo.
Anche i comprimari sono simpatici e interessanti. L'autore li delinea in poche righe senza indugiare a ricordare chi fossero prima della fine del mondo: non importa, l'importante è adesso.
Tutto il libro abbonda di azione e trovate bizzarre, come il treno a trazione muscolare, il cowboy della fine del mondo, la battaglia sulle mini...
Lo stile di scrittura non è perfetto, ha momenti alti e altri in cui scivola un po'. Si ispira dichiaratamente a Lansdale, senza però ricadere negli eccessi descrittivi del Maestro quando si tratta di parlare di vomito e sanguinamenti vari.
Insomma, un libro che mi sento di consigliare senza troppe riserve. Non entrerà nella storia, ma saprà farvi divertire.

Cosa c'era che non andava in questa?
Ora, quello di cui voglio parlare da quando ho cominciato a scrivere questa recensione. Non so se avete notato la copertina del libro in cima alla pagina. Scrollate in su con la rotella, se non l'avete fatto. Vista? Bene.
Ora, porcazza di quella zozza, cominciate a spiegarmi perché l'avete intitolato Black City. Quale cavolo sarebbe questa città nera? Dove l'avete vista? Ok, ad un certo punto arrivano ad Atlanta, ma la sua importanza non è sufficiente per darle l'onore del titolo, se vogliamo accettare che sia quella la città nera. Perché? Il titolo originale, Go-go girl of the apocalypse, non andava bene? Black city, per la miseria....
Ma, orrore e raccapriccio, il peggio ce l'abbiamo nell'immagine di copertina. Penso che si tratti della copertina più fuorviante della storia della letteratura. A parte che è photoshoppata da cani (ma quel rivolo di sangue che scende dal labbro della tizia senza preoccuparsi di seguire la linea del mento?), mi volete dire che diavolo c'entra una vampira sexy?!?!?! Perchè penso che sia chiaro a tutti che proprio di una vampira sexy si tratta, cioè, la carnagione così pallida da sconfinare nell'albinismo, i capelli neri e lisci, e la demenziale goccia di sangue: è una vampira dell'era Twilight, poche balle! Ma cosa c'entra? Non ci sono vampiri in questo libro. Non c'entra il soprannaturale in genere. Avanzava una copertina di un romance sui vampiri e non sapevano dove metterla?
Insomma, questo è il solito rispetto che gli editori italiani hanno per i lettori. Sperando di cavalcare l'onda Twilight, ti piazzerebbero una vampira pure sulla copertina dei Promessi sposi.
Ci vorrebbe Bud Spencer, per certa gente! Cazzotti sulla testa!



Il Moro

2 commenti:

  1. Hey Moro!
    Sulle copertine sono d'accordo. Infatti ne ho parlato qui, sull'articolo dei non*morti: http://marcellonicolini.blogspot.it/2012/12/ma-i-non-morti-la-pagano-limu.html

    Allora, quando tu, casa editrice italiana, vuoi pubblicare un libro di una casa editrice straniera, devi innanzitutto pagargli l'anticipo forfettario dei diritti d'autore che intascherai in un anno (se non sbaglio) e poi, se la vuoi, devi pagargli i diritti della copertina. Noi avremmo dovuto pagare un bel po' di centinaia di euro per un libro inglese che stiamo per pubblicare, per la copertina intendo, ma, invece di prenderci la loro (dunque l'originale) l'abbiamo riconcepita, con lo stesso tema e più o meno gli stessi colori. ed è venuta più figa di prima!
    Per quanto riguarda gli editori grossi ... le loro copertine non hanno mai avuto a che fare con la storia raccontata nel libro.
    Ti ricordi le copertine Urania per esempio?
    Bastava che ci mettessero una ca**o di nave spaziale e il gioco era fatto!

    Saludos!

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    Risposte
    1. Questa cosa che mi dici delle copertine è interessante... Per gli Urania, però, mi permetto di dissentire: le copertine di Karel Thole, e in generale all'epoca del cerchio rosso, erano sempre attinenti al contenuto del libro. è dopo, con le nuove impaginazioni, che hanno cominciato ad appiccicare astronavi un po' dappertutto...
      Il Moro

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